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Il comune di Brandizzo appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Storia

Il Comune di Brandizzo sorge, con ogni probabilità, non lontano dall'antica "Decimo" (Mutazio ad Decimum), cioè il cambio dei cavalli alla decima pietra miliare dalla città di Torino, sulla via romana che dalle Gallie portava a Ticinum (Pavia).

Decimum è segnata, per la prima volta, in uno dei più importanti documenti di epoca tardo-antica: l'Itinerarium Burdigalense o Hierosolymitanum. Un cristiano, il cui nome ci è ignoto, pellegrino da Burdigala, l'attuale Bordeaux nelle Gallie a Hyerosolyma e cioè Gerusalemme nel 333 d. C., regnante Costantino il Grande, redasse un diario di viaggio dove annotò le tappe del suo lunghissimo percorso, con le distanze fra una località e l'altra. In detto diario viene segnalato un luogo di sosta per i viandanti: la mutatio ad Decimum.

Come si è detto, questo itinerario viene anche designato come Gerosolimitano in quanto usato dai pellegrini che dalle Gallie si recavano in Palestina.

La prima fonte che in qualche modo si può collegare, se non all'abitato, almeno al territorio di Brandizzo, è dunque di origine cristiana. L'anonimo compilatore dell'itinerario Burdigalense, considerato l'anno della sua redazione, il 333 d. C., fu certamente tra i primi aderenti alla fede cristiana in Gallia, ancora ufficialmente pagana, a recarsi, soltanto due decenni dopo l'emanazione nel 313 d. C. dell'editto di Milano, pellegrino nei Luoghi Santi.

Ma da dove prende origine il nome di Brandizzo? Si può attendibilmente ritenere che l'etimo Brandizzo rifletta il nome personale di tradizione francone Brando (di contro al longobardo Prando) unito al suffisso diminutivo izzo, variamente latinizzato. Infatti le grandi migrazioni dei popoli germanici, in particolare Longobardi e Franchi, lasciarono un segno non episodico nella toponomastica locale.

Nuclei armati e di popolazione si distribuirono un po' dovunque e in particolare in luoghi di importanza strategica come le città o certi nodi di comunicazione stradale e fluviale. L'antico asse stradale di epoca Romana, Torino-Pavia, non poté non essere interessato da un controllo franco del territorio. Capi militari (e non solo) ebbero il possesso di numerose terre. Nelle nostre zone la colonizzazione germanica o, per meglio dire, il possesso fondiario, si deduce da numerosi toponimi. Nella divisione del Piemonte operata dai Franchi, il territorio di Brandizzo fu compreso nella contea di Susa, di conseguenza i marchesi di Susa erano anche conti di Torino ed estendevano la loro giurisdizione sulla contrada brandizzese.

Un discendente di Arduino Glabrione marchese di Susa, Olderico e sua moglie, donarono il territorio di Brandizzo all'Abbazia di Fruttuaria (l'attuale San Benigno) nell'anno 1035. È questo il primo documento ufficiale in cui è indicato il nome di Brandizzo. Nello stesso anno 1035 gli abati di Fruttuaria infeudarono il castello, il cui nucleo originario risaliva probabilmente a due secoli prima, ai signori di Chivasso.

Un documento successivo di epoca napoleonica, consente di rilevare che il primitivo villaggio si formò proprio a ridosso del castello, nei pressi del Po e del torrente Malone. Nel 1178 Guglielmo V, marchese del Monferrato, ottenne parte del territorio di Brandizzo, in cambio di altre terre, dai monaci di Fruttuaria. Fu lo stesso marchese del Monferrato, che aveva scelto come sua residenza Chivasso, a far costruire la torre ed il castello, eretto a scopo difensivo sulle rovine del castello precedente.

Nella stessa epoca gli abitanti di Curte Dulphia (piccolo insediamento sorto nei pressi) stanchi delle continue guerre che li avevano decimati, incominciarono a stabilirsi intorno al castello e alla sua torre. La nascita ufficiale del comune si può dunque far risalire all'anno 1178. In seguito ai due sanguinosi assedi di Chivasso da parte dei milanesi (1230) e degli alessandrini (1250), la popolazione venne ulteriormente decimata: furono queste le occasioni in cui iniziò il declino che portò alla scomparsa di Curte Dulphia. Intanto nel 1203 Ottone di Grifagno, esponente di una famiglia signorile del luogo, aveva ottenuto da Guglielmo V di fondare un villaggio fra Curte Dulphia e Chivasso, sulle terre dello stesso marchese.

Non riuscendo però nell'intento, si rivolse all'abate di Fruttuaria, che deteneva ancora la signoria su parte del territorio, per convincerlo a ricostruire e ripopolare il comune che nel frattempo era andato in rovina. La Famiglia dei Grifagni ottenne dunque l'autorizzazione a rifondare Brandizzo, nonché il diritto di riscuotere la quarta parte delle decime. Nel 1359 Brandizzo passò ai principi d'Acaia.

Nel 1435, in seguito alle lotte fra Gian Giacomo del Monferrato e il visconte di Milano, esso venne ceduto, insieme a Chivasso e Settimo, al duca Amedeo VIII di Savoia. Il borgo venne così a perdere importanza dal punto di vista strategico, infatti non era più luogo di confine tra due stati, restando però importante come luogo di transito in prossimità del guado del torrente Malone. Del feudo di Brandizzo furono investiti dapprima i signori del Palazzo, che lo ebbero dagli abati di San Benigno a difesa del monastero, quindi i Dal Pozzo, nobile famiglia di Chivasso, che lo ottennero nel 1410 dal marchese Teodoro del Monferrato, mantenendolo fino al 1635, anno in cui il feudo fu venduto ai conti Carelli, originari della Valsesia.

I Carelli vendettero il feudo nel 1663 ai conti Nicolis di Robilant, originari di Varallo. La data di nascita del comune di Brandizzo, come Ente amministrativo, è incerta. Sappiamo che esso già esisteva nel 1321, poiché dai documenti si apprende che in quell'anno l'abate di San Benigno e feudatario di Brandizzo ordinava ai consoli di vari comuni, fra cui era citato quello di Brandizzo, sotto pena di multa, di tenere preparati per un giorno fissato degli uomini armati. Essi avrebbero dovuto assisterlo in un suo viaggio a Montanaro.

Trovandosi su una via di grande comunicazione, Brandizzo fu luogo di numerosi passaggi di eserciti e dunque di depredazioni e violenze. Nel 1521, anno di grandi epidemie, gli spagnoli che combattevano contro i francesi ed erano appostati a Chivasso, estesero le scorrerie nei territori vicini fra cui Brandizzo. Nel 1544, in seguito alla pace di Crépy, il comune cadde nelle mani dei francesi per restarvi fino al trattato di Cateau-Cambrésis (1559).

La peste, che imperversò in tutto il Piemonte, lo colpì ripetutamente fra l'ultimo quarto del 1500 e il 1632. Vari passaggi di eserciti ne distrussero a più riprese l'abitato insieme a quello di Chivasso per tutto il settecento. Nel 1799 vi si accampò il corpo di guardia dell'esercito austro-russo; nel 1800 vi si reinsediarono le truppe di Napoleone; con la restaurazione vi passarono di nuovo le truppe austriache.

Lo sviluppo del comune iniziò nel secolo XV, seguendo l'andamento dei paesi del Piemonte centrale. Si registra così un'espansione dell'agricoltura insieme ad un aumento demografico. Negli statuti del 1526 si dice che all'inizio del secolo alla Villavecchia o ricetto venne aggiunto un nuovo insediamento detto Villanuova. Del 1594 è la costruzione della parrocchiale, eretta lungo la strada maestra, più volte rimaneggiata e ampliata nel XVIII secolo. Intanto il centro si espandeva verso ovest dove si trovavano nuove aree coltivabili. Alla fine del XVI secolo gli abitanti erano in numero di cinquecento circa, suddivisi in sessanta nuclei familiari; le abitazioni non superavano la cinquantina. Nell'Ottocento si assisté ad un notevole incremento della popolazione (che quasi raddoppiò), per effetto dello sviluppo dell'agricoltura. A cavallo del XX secolo si registrano i primi insediamenti industriali tessili, con la fabbrica di pizzi, poi denominata SARPA, e con la costruzione del grande mulino della famiglia Re.

Nel dopoguerra riprende lo sviluppo edilizio, in seguito ai migliorati collegamenti con Torino e all'insediamento di stabilimenti industriali tra Settimo e Chivasso, associati a conseguenti fenomeni di immigrazione. Fra il 1951 e il 1968 la popolazione passa da tremila a più di seimila unità.

La fisionomia urbanistica dell'antico centro agricolo muta, in seguito alla costruzione di condomini a più piani che contrastano con lo sviluppo orizzontale delle abitazioni del nucleo storico.